| STORIA
- La carriera di Secondo Casadei
- Il Liscio, la musica
- Personaggi centrali
IL LISCIO, LA MUSICA
La musica popolare romagnola nasce grazie a Carlo Brighi (Zaclèn), che importa le musiche della Mitteleuropa, valzer, polke e mazurke su tutte, velocizzandole, rendendole cosí piú trascinanti e mirate a muovere la gente alla danza.
É lui che porta la musica nelle campagne, al popolo, prendendola dai veglioni carnevaleschi aristocratici ed altoborghesi delle cittá romagnole, ed é Secondo Casadei che fa il percorso inverso, dalle campagne alla cittá sino al mondo intero.
"Liscio" é termine improprio, inventato probabilmente da milanesi che sostengono di aver inventato essi questo tipo di musica con il "liscio ambrosiano", e richiama il suono strisciato dei piedi al suolo. Ma certo non rende giustizia al carattere brioso di questa musica, né alla sua tipologia anche saltellante.
LE DANZE:
I balli precedenti:
Prima dell'arrivo del valzer anche in Romagna si danzava con i "balli staccati", i piú diffusi erano:
Il trescone (trescare significa ballare), un ballo molto vivace in tempo di due quarti, da un cerchio di ballerini avanzano due uomini e due donne, le donne tengono l'orlo della gonna sollevato e gli uomini passano da una all'altra tenendo le braccia sollevate.
La manfrina (da monferrina), danza vivace in 6/8 derivante dal Monferrato, in due parti, nella prima le coppie girano attorno alla sala al passo e a braccetto, nella seconda si tengono le mani e danzano con passi incrociati e piegamenti sulle ginocchia (era presente anche nel repertorio di Zaclèn padre).
Il saltarello, antichissima danza del centro Italia, scomparsa da corte ma rimasta nelle tradizioni popolari, in Romagna in primis come saltarello romagnolo, in ritmo di 6/8 o di 2/4. Due uomini e una donna da una parte e due donne e un uomo dall'altra si vengono incontro con reciproche riverenze, poi tornano al posto e gli uomini si lanciano verso le donne afferrandole e compiendo concitate piroette, quindi gli uomini tornano al posto e ricominciano scambiandosi le donne.
Altri balli riportati dal Pratella, ricercatore del primo novecento, erano: il ballo del sospiro, il ballo in tondo, il ballo dell'uccellaccio, la Girometta, l'amante nuova, il ballo del fiasco, il ballo dello schioppo, il ballo dei gobbi, il ballo della lepre, il ballo dei quattro angoli, il ballo della seggiola, il ballo dello specchio, il ballo degli sposi, la gagliarda, la galletta, la Marsigliese, la Roncastella, e il russiano (tipo di saltarello romagnolo).
La quadriglia, risale al XVII secolo ed ebbe grande fortuna alla corte napoleonica, veniva eseguita da quattro coppie di danzatori posti di fronte, o in quadrato.
Si danzava su melodie derivanti da motivi popolari o arie teatrali, briose e facilmente eseguibili, sul ritmo di 2/4 simile alla polka.
C'é una quadriglia nel Fondo Brighi, ma non si hanno altre notizie sulla sua diffusione in Romagna.
Il piú famoso ballo di corte era il Minuetto, danza aristocratica caratterizzata dalle ripetute riverenze fra i ballerini dei due sessi, a debita distanza.
Valzer:
Nasce a Vienna in ambiente colto nel 1750 ma si diffonde nel primo ottocento con le composizioni di Joseph Lanner e degli Strauss, padre e figlio.
Etimologicamente deriva dal verbo walzen che significa sia "girare" che "trascinare i piedi".
Vienna a quell'epoca é una capitale che si modernizza, sotto la spinta della borghesia che cerca di emanciparsi dai rituali aristocratici, dando sfogo all'allegria e alla passione che permeava la classe sociale in fulminea ascesa.
Il valzer rispose a queste esigenze.
Il problema centrale è stabilire da quali balli il valzer derivi: in particolare si tratta di capire se esiste ed è dimostrabile un rapporto tra esso e la volta.
La Volta è il più significativo fra i balli di ritmo ternario che sicuramente risalgono ad epoche precedenti rispetto alla nascita del valzer e che del valzer anticipano le caratteristiche fondamentali. Volter vuol dire girare. La Volta è una danza antica: consisteva in una serie di giri a destra e a sinistra. Ai giri si alternavano i salti dei cavalieri e delle dame con una tecnica particolare articolata in due fasi: i cavalieri, prima eseguivano dei salti molto accentuati e dopo sollevavano la dama per consentire alla stessa una specie di volo. Gli studiosi francesi che sostengono la derivazione del Valzer dalla Volta fanno sostanzialmente il seguente ragionamento: Fino all'anno 1100, tutte le danze di coppia erano eseguite dai ballerini in posizione affiancata. La VOLTA introduce la posizione di coppia chiusa: cavaliere e dama, uno di fronte all'altra. Poichè coppia chiusa + giravolte sono gli elementi fondamentali del WALZER, è normale mettere in relazione tale ballo con la Volta.
Dopo decenni di contrapposizioni, la tendenza attuale è quella di considerare la volta un ballo provenzale. Oggi questa tesi è accolta quasi unanimemente; ma fino a quando è stata solo una ipotesi, le scuole di pensiero sulla nascita del valzer si sono divise lungo due indirizzi:
1. il valzer non deriva dalla volta,
2. il valzer deriva dalla volta.
Le diatribe franco-tedesche sulla paternitá restano aperte e insolute.
Il valzer é il principe dei balli di coppia, la musica che per prima avvicina e unisce uomo e donna nella danza, creando occasioni di intimitá e contatto prima impensabili.
Rappresenta l'anima danzante del Romanticismo ottocentesco.
Vi é anche una versione inglese, piú lenta.
Dall'Austria si diffuse in tutti i circoli europei, sino al nord Italia.
Qui viene assorbito dalle bande municipali, che lo fondano tutto sul suono degli ottoni.
In Romagna arriva prima in cittá, solo in seguito dilagherá in campagna prendendo il posto delle danze precedenti, e attuando il passaggio dagli ottoni al violino e al clarinetto, cioé dalle bande municipali alle orchestrine.
Mentre il valzer viennese é "cullante", quello romagnolo é veloce e saltato.
Il valzer degli Strauss era diviso in una introduzione, seguita da 5 o 6 valzer, e da una coda che riecheggia i temi principali.
Nel valzer di Zaclèn vi é un'Introduzione, il Valzer vero e proprio, un Trio e una Coda.
L'Intro, in tonalitá dominante, genera una sospensione sciolta nel Valzer vero e proprio, che é sempre in 3/4 ed ha una struttura composta da due parti di 32 battute, ognuna delle quali ha due frasi di 16 battute.
La prima viene ripetuta, quindi si hanno 96 battute nello schema ABA.
Da un punto di vista armonico all'interno della frase vi sono modulazioni dalla tonica alla dominante.
Il Trio é un intermezzo, variabile dalle 32 alle 64 battute, che cambia tonalitá e riconduce alla ripetizione del Valzer, e alla Coda finale, non sempre presente.
Si puó affermare che il valzer viennese avesse accompagnamento sincopato e andamento moderato, mentre quello romagnolo ha accompagnamento normale e andamento assai piú veloce.
Dai romanzi del secondo dopoguerra di Rino Alessi scopriamo che i forlivesi lo ballano stretto, girando su un soldo, i cesenati invece largo e strisciante, i faentini lo intervallano a furiosi mulinelli mentre i lughesi lo ballano lento e slanciato.
Polka:
Esplode attorno al terzo decennio dell'Ottocento come una vera e propria mania, anch'essa divulgata dagli Strauss, ma di origine boema.
É una danza vivace in 2/4 originariamente ballata in tondo e a coppie.
Per quanto riguarda la elaborazione della tecnica di ballo, si svilupparono due STILI che si rifacevano a due diverse scuole di pensiero, entrambe con epicentro Parigi: il metodo CORALLI e il metodo CELLARIUS:
1. Eugene Coralli era una grande coreografo e mise a punto una tecnica elegante e raffinata, adatta al teatro e ad un pubblico dotto.
2. Henry Cellarius era un affermato maestro di ballo da sala, e propose una tecnica capace di esaltare la irruenza e la istintività della polka, al punto da scatenare ogni genere di sfrenatezze.
Il problema polka occupava il centro dei dibattiti e delle attenzioni, sia fra la gente comune che nel fronte delle autorità e dei giornalisti. Per questo motivo era difficile contenere la controversia entro i normali limiti della convivenza 'ideologica'. Si erano formati degli schieramenti contrapposti anche con punte di fanatismo esasperato. Il clima generale era quello che prepara le grandi sfide. Il mondo della cultura e della stampa sponsorizzava il metodo CORALLI; l'opinione pubblica era divisa quasi a metà, con una leggera preferenza per il metodo CELLARIUS. Si arrivò ad una pubblica esibizione organizzata congiuntamente dai rappresentanti dei due schieramenti. Fu un match in piena regola. Cellarius volle esibirsi per primo, ballando con sua sorella; ma incontrò notevoli difficoltà a cimentarsi su un brano musicale che non conosceva, in quanto preparato dall'orchestra proprio per l'occasione. L'esibizione di Coralli fu perfetta e stilisticamente superiore: stravinse.
Intanto prendeva piede una cultura intesa a superare la concezione del ballo come strumento educativo di buone maniere. Le danze di società si staccavano dai canoni delle accademie e dei teatri per diventare disciplina autonoma, con proprie regole e propri programmi. Cellarius aveva perso la battaglia (la sfida), ma col passare degli anni vinceva la guerra, perchè questa era la sua idea portante: che la gente si liberasse, attraverso le danze da salotto, di tutte le rigidità che bloccavano ogni forma di naturalezza e di spontaneità.
La polka è stata veloce fin dal suo nascere: col metodo Cellarius i ballerini avevano un contatto permanente, tecnicamente funzionale all'equilibrio della coppia. I seguaci di questo metodo aumentarono sempre di più, sia fra i maestri sia fra i giovani danzatori. All'occhio dei benpensanti la polka ballata in tale modo apparve scandalosa. Non mancarono le polemiche e le condanne nei confronti di quanti se ne facevano promotori e assertori. Molti proprietari di locali cercarono di impedire lo svolgimento di questo ballo, in quanto lo stesso, eseguito in modo caotico e violento dalle coppie in preda a una vera e propria trance, causava danni materiali (volavano tavoli e sedie, piatti e bottiglie) e allontanava irrimediabilmente la clientela più tranquilla e moderata.
Ma l'ondata di simpatia per questa nuova forma di divertimento cresceva a dismisura: in realtà si sentiva il bisogno di evadere dalla monotonia delle danze a coppia aperta, dalla cultura delle quadriglie che erano diventate dei riti veri e propri con tutta una serie di rigidità e nei comportamenti e negli abbigliamenti. La polka era percepita dalle masse come simbolo di allegria e di spontaneità. Con queste caratteristiche si sviluppò anche in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove non mancarono i censori.
Verso la fine del 1800 la moda della polka finì.
Attualmente essa è ballata solamente negli Stati uniti e in Italia.
In Italia ha avuto enorme diffusione, sia negli ambienti della danza specializzata, sia nei vari strati della popolazione. Questo ballo si presenta come il più adatto ai momenti di spensieratezza e di festa. Si presta alla improvvisazione ed alla inventiva, pur richiedendo preparazione teorica e formale. Molti continuano a ballare la polka con passi camminati che ricalcano il vecchio one step.
In Zaclèn é composta dall'Intro, dalla Polka e dal Trio, senza la Coda.
Anche qui l'Intro é nella dominante, poi la Polka viene sempre ripetuta sullo schema ABA dove A puó avere 8 o 16 o 32 battute.
Il Trio ha invece tonalitá diversa, spesso sottodominante ed esprime il carattere melodico della composizione.
Con Casadei nell'immediato dopoguerra la polka diventa "atomica", ritmica aggressiva e clarinetti e sax che si inseguono e si accapigliano.
Mazurka:
La sua origine é invece polacca e popolare, nata probabilmente nel 1500 ma diffusasi in Polonia nel corso del 1700,si estende poi a livello europeo dalla fine del diciottesimo secolo, sia come musica da concerto che come ballabile. In 3/4 come il valzer.
Anch'essa divisa in Intro, Mazurka e Trio, con la mazurka in schema ABA e il Trio in due parti indicate come C e D, Zaclèn ripeteva poi C e A.
Anche qui la cellula melodico ritmica era di otto battute.
Galop: ritmo in 2/4, di origine tedesca suonato al termine dei balli di societá, é una sorta di polka veloce.
In Zaclèn aveva l'Intro, il Galop vero e proprio composto di due ritornelli, il Trio piú disteso e cantabile, la ripresa di un solo ritornello del Galop e il "Da capo".
Anche Zaclèn lo eseguiva al termine delle danze, uno di questi era intitolato Fuggi fuggi, mentre Casadei aveva intitolato un suo galop Fuga.
Tango: deriva forse dal latino tangere che significa "toccare"; come il valzer risultó scandaloso e fu proibito da editti ecclesiastici e imperiali, cosí all'inizio del Novecento suscitó scalpore questo ballo arrivato dall'Argentina, nato da un complesso insieme di fattori, fra il popolo argentino, l'immigrazione spagnola e italiana, le case di prostituzione. Ha un tempo in 2/4.
Un ballo dalla forte carica erotica, passionale, di sfida fra i sessi, di rifiuto e di conquista, la rappresentazione di un desiderio che non giunge a soddisfazione, oppure di un tradimento.
Arrivó in Europa nel 1912-13 portato dai coniugi Gobbi, suscitando la curiositá delle classi elevate.
Paso doble: é una danza spagnola nata nei primi anni del 1900 nell'ambiente culturale e sociale delle arene. Le figure coreiche sono però una costruzione che è venuta cronologicamente dopo, rispetto alla musica. In pratica, inizialmente, si trattava di una particolare base musicale che accompagnava la sfilata delle quadriglie negli spettacoli di corrida. La musica era potente, molto ritmata e coinvolgente: il semplice passo di camminata diventava una marcia militare. Uno squillo di tromba annunciava l'inizio della esecuzione musicale. Il ritmo del paso doble somiglia molto a quello della passacaglia (che da passacalle significa canzone di strada), una danza che già nel XVII secolo veniva usata durante le feste pubbliche e le grandi cerimonie politiche e militari. La differenza consiste nel fatto che il paso doble raggiunge un più alto livello artistico e produce una maggiore carica di vitalità e di brio. Per questo motivo, con l'affermazione del paso doble, la passacaglia sparì. Per quanto riguarda il ballo, l'architettura di base potrebbe avere origini greche e/o siriane: la cultura e il folclore spagnoli hanno aggiunto sia la maestosità stilistico-formale che la caratterizzazione attinente all'atmosfera delle arene zeppe di focosi spettatori. Inoltre, al motivo musicale, fin dai primi anni, si aggiunse la base ritmica delle nacchere che in Spagna contraddistinguono le principali danze popolari.
Le figure costruite per questo ballo sono di grande spessore artistico, tutte ispirate alle azioni del torero nella lotta contro il toro. Non è facile ballare il paso doble se non si entra nello spirito giusto. La coppia deve essere motivata, deve esprimere energia, deve mantenere un rigore formale costante in tutti i movimenti. In questa danza sono coinvolte tutte le parti del corpo: le gambe, le mani, lo sguardo, il volto nel suo insieme. Il cavaliere deve dimostrare carattere e forza fisica notevoli. Deve tenere la dama con la stessa decisione adottata dal torero mentre gestisce la capa, il drappo rosso usato per provocare la carica del toro. Il corpo della dama deve essere scattante: docile e nervoso. La presa non viene mai abbandonata, sia nei volteggiamenti della dama che avvengono in posizione di promenade, sia negli scarti a destra e sinistra, sia nelle figure di separation seguite da dinamiche azioni di recupero. Nel corso degli anni il paso doble ha assimilato anche diverse figure appartenenti al flamenco e ha elevato a figura-simbolo il sur place che impone di battere il tacco ad ogni chiusura di piedi.
One step (conosciuto anche come turkey-trot), ritmo sincopato nato nelle sale americane intorno al 1912, insieme al two-step.
Secondo Casadei utilizza questo ritmo sin dagli albori della sua produzione.
Un bès in bicicleta della prima metá dei Trenta é un one-step.
Fox Trot: arriva intorno al 1920 dagli Stati Uniti, dove nasce come ritmo sincopato coevo al one-step e al charleston, tempo in 2/4.
Charleston: nel 1925 arriva in Europa dagli Stati Uniti, dove é il ballo degli scaricatori di porto del paese omonimo.
Swing: é la musica piú in voga nel secondo dopoguerra, arrivata in Italia insieme agli americani, é in realtá spesso usato come termine generico per identificare un periodo del jazz, inglobando cosí anche cool jazz e be-bop, mentre lo stile tipico dello swing si dispiegava nelle grandi orchestre alla Glenn Miller, dando vita al boogie.
Boogie-woogie: anch'esso ritmo nordamericano, portato al successo da Glenn Miller, trionfa in tutte le balere del dopoguerra, suonato a malincuore anche da Casadei, visti i fischi ottenuti dai valzer (per poco tempo, la moda passerá e i ritmi romagnoli torneranno a risultare vincenti).
Ha una sezione ritmica potente, su cui s'innestano le scale dei sassofoni e del pianoforte e gli interventi allegri delle trombe.
Shake: ballo anglosassone degli anni '60, veloce e fortemente ritmato, eseguito in parodia anche da Secondo Casadei. É il ballo che segna la rottura con i balli "chiusi", rompe con la danza di coppia per divenire espressione personale e liberatoria.
Rumba: il piú noto dei balli cubani, dal ballo colmo di simbolismo sessuale, con lui si diffonderanno anche in Italia il cha-cha-cha, il mambo e la salsa, tutti figli del "son cubano", la madre di tutti i balli dell'isola e il merengue, della Repubblica Dominicana.
Samba: nato probabilmente in Angola, e da lí con lo schiavismo portato in Brasile, é il simbolo della spiritualitá del popolo brasiliano.
Attualmente il ballo che viene insegnato nelle scuole e che prevede anche competizioni internazionali si divide in tre categorie:
1) Il liscio unificato, é la versione che viene insegnata in tutte le scuole d'Italia, prevede il valzer, la polka e la mazurka; l'esecuzione che viene insegnata é morbida e senza sobbalzi, in cui il piede scivola sul pavimento mantenendo un costante contatto al suolo.
2) Il ballo da sala, comprende valzer lento, tango e fox-trot, balli piú raffinati e virtuosistici, meno faticosi e robusti dei precedenti.
3) Le danze standard, sono i balli delle competizioni internazionali, prevedono una serie di figure obbligatorie chiamate "amalgamazioni" e comprendono il valzer viennese (valzer lento da sala); il tango, eseguito qui in maniera piú decisa e spettacolare; il valzer inglese, ancora piú lento del precedente; lo slow fox(-trot), danza molto tecnica insegnata per ultima e infine il quick-step, versione piú veloce del fox-trot.
Regola di base: si gira attorno alla pista in senso antiorario.
In questi balli l'uomo ha sempre ruolo cardine, di guida delle evoluzioni, mentre la abilitá della donna sta nel conciliare adeguatamente le mosse dell'uomo.
Nei balli latinoamericani invece la donna é il centro dell'attenzione, sono balli piú aperti che tendono a mettere in evidenza la carica sensuale della donna.
GLI STRUMENTI:
La formazione tipica di una orchestra romagnola sino a Secondo era: due violini, chitarra, contrabbasso e clarinetto in do.
Gli strumenti in uso in un' orchestra di musica popolare romagnola prima e dopo Casadei:
Violoncello, era suonato da alcuni ambulanti dell'Ottocento, in epoca pre-orchestrale.
Organetto a mantice, altro strumento in uso presso gli ambulanti ottocenteschi.
Primo violino, era lo strumento del capobanda, da Zaclèn padre, al figlio sino a Secondo Casadei.
Era quasi sempre il compositore delle musiche, basava il suo virtuosismo musicale sul modello paganiniano, esegue le parti principali e i virtuosismi della composizione.
La diffusione dei violini in Romagna é dovuta alla tradizione di musica colta molto diffusa, che si mostra nella capillare diffusione di teatri e scuole musicali.
Secondo violino, presente in tutte le orchestre, raddoppia la melodia del primo violino ma non lo segue nei virtuosismi. Spesso vi erano anche tre o piú violini, nelle occasioni piú importanti.
Clarinetto in do, o clarinaccio, é lo strumento caratteristico della musica romagnola, ha una tonalitá simile a quella di uno zufolo, meno aggraziata di quella di un clarino normale, e si presta meglio a muovere alle danze perché ha la caratteristica di staccare le note.
Compare a fine secolo col nome di fabiol, piccolo clarinetto in do ad una ottava di bossolo con due o tre chiavi di ottone.
Non si studia al conservatorio e "si fabbrica esclusivamente per la Romagna" (Raoul Casadei).
Nell'orchestra di Secondo avrá sempre il ruolo centrale, sono difatti le virtuosistiche note staccate del clarino in do che muovono alle danze, ancor piú del sax o della tromba.
Contrabbasso (detto a volte troia), é lo strumento che tiene il tempo, la sezione ritmica delle orchestre dell'ottocento e della prima metá del novecento, in Romagna é detto liròn o rilòn.
Chitarra, nell'attivitá ottocentesca di Zaclèn non se ne hanno tracce, né nelle foto, né nelle partiture musicali rimaste, con il nuovo secolo é presente in tutte le orchestre, con funzioni armoniche e mai solistiche.
Fisarmonica ( detta a volte birêna, cioé tacchina), ha un ruolo secondario nelle orchestre del tempo, spesso non é presente e il ruolo che poi avrá nelle moderne orchestre viene svolto in pieno dal clarinetto in do.
Nelle suonate alle fiere in epoca pre-orchestrale era spesso l'unico strumento
Tromba, all'epoca delle "pescacce", 1880, il popolo vi ballava al suono delle trombe, che erano dunque strumento importantissimo, che poi finisce in secondo piano lungo tutta l'epoca di Zaclèn, pur se nelle occasioni piú importanti le orchestrer vengono "ingrossate" anche con questi ottoni.
Tornerá a essere strumento presente nelle orchestre, anche nell'Orchestra Casadei, dal secondo dopoguerra, sulla scia delle orchestre di swing. Idem il trombone.
Batteria, in Romagna arriva negli anni Venti, sulle spiagge della Riviera, sostituisce con la sua ritmica martellante e decisa il ruolo del contrabbasso e della chitarra, che finiranno per accompagnarla.
Saxofono, verso la fine degli anni Venti arriva quello in mi bemolle, cioé il sax contralto, mentre quello tenore, alternativo al clarino in do e suonato dallo stesso musicista, arrivó piú tardi.
Ma il piú usato, anche da Casadei, fu il primo.
Casadei fu il primo a suonare con due sax.
I LUOGHI DELLA MUSICA:
Negli ultimi quarant'anni del 1800 si sviluppano le sale destinate alle feste da ballo.
In cittá sono i luoghi della borghesia, i circoli cittadini, per esempio quelli di Forlí e Cesena, ma vi sono feste ballabili nei Palazzi privati, nelle sale di grandi alberghi, nei teatri e iniziano a fiorire da fine secolo i Caffé-concerto.
I balli delle classi popolari si svolgevano invece nei seguenti luoghi:
LE AIE, le danze arrivano in campagna nell'ottocento dopo che si erano giá sviluppate in cittá, non é vero che l'origine sia da ricercare nelle aie rurali, qui vi arrivano successivamente, in particolare per le feste della mietitura e della trebbiatura, e per il periodo carnevalizio.
E'qui che Zaclèn innalzava il suo salotto di legno e tirando la corda dava il via al bal de baioc.
I TEATRI, da articoli di giornale del 1881 si evince come vi fossero giornate danzanti in teatri di cittá, quale per esempio un teatro tenda di Piazza V.E. a Cesena, anche per il popolo e non solo per l'aristocrazia e la borghesia.
Una crisi economica degli anni ottanta dell'ottocento fu forse alla base della scelta di alcuni musicisti, fra cui Zaclèn, di darsi all'orchestra d'intrattenimento danzante.
Il Dell'Amore sostiene che qui in cittá il popolino inizió a eseguire i balli popolari e non nelle aie di campagna.
Il periodo delle danze é essenzialmente quello del carnevale, sovente prolungato in tempo di Quaresima, contro i precetti cattolici.
Negli anni 20 le orchestre mettevano davanti al palco un cartello con scritto valzer, o polka o mazurka, cosí il ballerino sapeva quale ragazza invitare al ballo a seconda delle sue capacitá.
I CAMERONI (é camaròn o la piscaza), luoghi cittadini e paesani annessi alle Societá di Mutuo Soccorso o ai primi circoli socialisti, o comunque a qualsivoglia circolo socio-politico.
Ambienti umidi illuminati malamente da lampade a petrolio, le orchestre suonavano su dei palchi rialzati per meglio favorire la diffusione della musica, ovviamente non amplificata.
Il locale era preso in affitto dai "soci", coloro che pagavano affitto, orchestra e liquori, e che poi incassavano un soldo per ogni ballo dai ballerini (dopo ogni danza, e la cosa inevitabilmente creava problemi, a differenza del bal dè baióc, dove si pagava prima. Ció acceleró la fine delle piscaze).
Le stanze erano disadorne, con delle panche appoggiate alle pareti dove sedevano le mamme, che si portavano da casa borsine con dentro ciambelle, torte e biscotti.
Le suonate andavano solitamente dalle otto a mezzanotte, poi la cena, poi di lungo sino al mattino.
Al sistema del bal dè baióc subentrerá il piú semplice ingresso a pagamento, per i soli uomini.
A Sant'Angelo nei Venti si ballava dalla Rosina e da Carlin d'Imbrus.
LE BALERE, sono per lo piú i locali di campagna, oppure, se di cittá, che conservano una tipica caratterizzazione proletaria.
Sono la diretta derivazione delle piste in legno o in terra battuta coperte da un tendone che venivano realizzate perlopiú d'estate, e dove si ballava col sistema del bal de baióc.
IL DANCING , é il locale finalizzato al ballo che si sviluppa in Italia nel secondo dopoguerra, grazie al nuovo impulso economico degli anni Cinquanta e all'impatto delle musiche americane.
Piú sofisticato e cittadino della balera, ospita piú la medio borghesia che il proletariato ed é ambiente subito ricettivo nei confronti delle nuove musiche di oltreoceano.
Con la diffusione dell'automobile si va facendo piú sfumata e meno importante riguardo alla tipologia di locale la distinzione cittá-campagna.
Luoghi danzanti a Cesena:
A Cesena durante la Seconda Guerra Mondiale si balla ovunque, al Ridotto del Teatro Comunale, all'Albergo Leon d'oro, alla sala Eden, al Teatro Verdi, alla Sala Ronconi (futura Il Pettirosso), presso balere improvvisate (nel garage di Manon), presso palestre (dell'ex G.I.L. utilizzata ora dal Fronte della Gioventú), al Cremlino, ovvero la sede del Partito Comunista al Palazzo Urtoller e quella al Palazzo del Capitano.
Nel 1947 il Partito Repubblicano apre una sala da ballo, la Rimbomba. Vi era poi una sala da ballo "da Gastone" che diverrá poi "Arena Lux". Altri ritrovi celebri sono "da Gisto" e "la Mostra", e il circolo dei Camerieri, nel dopoguerra il Club del Motore.
Locali citati da Arte Tamburini:
Il Bul-Bul di Castrocaro Terme, la Ca' del liscio, le Cupole di Castelbolognese, l'Odeon di Santarcangelo, l'Euroclub (un tempo Bastia) di Savignano, il Rio Grande a Igea, il Piteco a Godo di Russi, il Pamela a Faenza.
LE INNOVAZIONI DI SECONDO CASADEI
Concettualmente si puó forse avanzare l'idea che l'innovazione piú importante di Secondo sia quella del passaggio al professionismo dei suonatori di musica popolare, il non relegare la musica al ruolo di occupazione secondaria ma il farne un lavoro e una ragione di vita.
L'orchestra é cosí piú affiatata, perché composta a lungo dagli stessi elementi, e con ottimi musicisti.
La spettacolarizzazione: con Secondo Casadei la suonata diventa show, questo si deve all' adozione della divisa, alle coreografie dell'orchestra che si alzava in piedi tutti insieme nei momenti magici, agli exploits solistici, alla figura del presentatore e del comico del gruppo, originariamente Fantini e Olindo Brighi.
L'immagine era curata anche nei leggii, tutti uguali col nome dell'orchestra in evidenza.
La divisa: l'Orchestra Casadei é la prima formazione ad adottare una divisa da palco, mentre in precedenza ogni suonatore vestiva casualmente con propri abiti.
Ció, oltre a dare un buon effetto ottico, contribuiva a creare quell'immagine di professionalitá che contribuí alle buone fortune del gruppo, insieme a un cerimoniale che prevedeva sigla e presentazione.
Era bianca la divisa della Disfida della Fratta, era nera quella dei veglioni invernali.
Spesso d'inverno si usava lo smoking.
Il sarto ufficiale era Anzòl Navarra, con bottega a Gatteo Mare.
La pubblicitá: é la prima orchestra a farne un uso sistematico, sia a livello di manifesti pubblicitari, sia con le scritte sui mezzi di trasporto.
Le incisioni discografiche: é la prima orchestra romagnola ad incidere un disco, nel 1928 per la Fonit di Milano. Il primo disco ospita Cucú e Nuvolari.
Incidere dischi significa anche avere la possibilitá di essere presenti nei juke-box, ció fu fondamentale in specie per il successo di Romagna mia.
Il pullman: é la prima orchestra a dotarsi del pullman-corriera per spostarsi, oltre che essere un veicolo comodo consente una notevole esposizione pubblicitaria ambulante.
In precedenza l'orchestra era sempre all'avanguardia anche nel parco automobili, una Balilla nel 1936, una Lancia Lada nel '46, una Opel 1700 con rimorchio nel 1955 e nel 1959 una Alfa 1900 sempre con rimorchio. Nel 1965 una Mercedes 190 con roulotte e infine nel 1970 il pullman, un Fiat 314.
I mezzi di comunicazione di massa: é la prima orchestra a conquistare spazi importanti su radio e televisione. Su Radio Capodistria nel 1958 fu lanciata Romagna mia, mentre sulle radio italiane la musica romagnola veniva snobbata. In seguito si avranno apparizioni alla Rai con il Festival Bar e con servizi giornalistici, mentre Tele Capodistria trasmette interi concerti.
Le innovazioni musicali: dal punto di vista ritmico la caratteristica precipua di Casadei era la velocizzazione, a tratti spasmodica, delle battute.
"Bsogna déj!" era la parola d'ordine, cioé rendere maggiormente ballabili le suonate e creare quella "necessitá di muovere le gambe" tanto ricercata da Secondo, cosí si puó dire che la vera forza della sua musica fosse l'accompagnamento, giá da quando era attuato dal suo violino.
Questa tendenza porta a una sorta di omologazione tra valzer e mazurka da un lato, e tra polka e galop dall'altro.
Da un punto di vista armonico, i valzer, le polke e le mazurke di Casadei attuano perpetuamente i rapporti di tonica-dominante-sottodominante e, quale variante, la modulazione dalla tonalitá minore alla maggiore e viceversa.
I pezzi finivano sempre in crescendo, ma non nel ritmo, che deve restare uguale, a differenza delle altre orchestre.
Il canto: é la prima orchestra a inserire stabilmente parti cantate nelle partiture tradizionali romagnole, avvicinando cosí una musica nata esclusivamente per il ballo a un gusto popolare che andava indirizzandosi verso il moderno concetto di canzone.
É anche la prima orchestra a utilizzare il megafono di cartone o di latta per amplificare il canto, tecnica "scoperta" da Secondo in Riviera nelle feste estive.
Si canterá in dialetto, Burdela avera é il primo pezzo dialettale romagnolo, e in italiano.
Il primo cantante del gruppo era Giovanni Fantini, anche chitarrista e presentatore del gruppo.
Giá quando suonava con Zaclèn fu Secondo a insistere per inserire i pezzi cantati allora di moda, quali Io cerco la Titina o Parlami d'amore Mariú.
Anche la rinascita degli anni Cinquanta é dovuta alla forza del modello canzone, fra cui ovviamente spicca Romagna mia.
La batteria: a quanto risulta é il primo a introdurre una batteria in un complesso di musica popolare romagnola, negli anni Venti, quando ancora suonava con Zaclèn ma aveva anche un gruppo proprio. La suona Edgardo Gusella di Cesenatico.
C'é la batteria anche nell'esordio della sua prima orchestra, nel '28.
La novitá é assorbita dal mondo delle spiagge, dove l'estate suonano i complessi dei "signori".
La tastiera: é la prima orchestra a usare la tastiera elettronica, in voga nei gruppi rock sul finire degli anni '60.
Il sax: Secondo Casadei é il primo a usare il sax (contralto), giá nel 1928 e il primo a presentarsi sul palco con due sax.
Tipico dello stile Casadei é la combinazione fra clarinetto in do, che "fiorisce" e sax contralto, che canta la melodia.
Il banjo: fu il primo a utilizzarlo in alternativa alla chitarra.
Bibliografia essenziale:
Leandro Castellani: "Lo Strauss della Romagna"; Camunia
Beatrice Benelli: "Avanzi di balera"; Il Mulino
Gianfranco Miro Gori: "Guida alla Romagna di Secondo Casadei"; Panozzo Editore
Franco Dell'Amore: "Taca Zaclèn!"; Arnaldo Forni Editore
Articoli di Dell'Amore, Babini, Chiesa, Riccarda Casadei, Melloni, dal volume:
Riferimenti dal sito: www.superballo.it
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